2019 – Ritorno al passato

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Descrizione

Scritto nel 2015, quando sarebbe risultato visionario, questo romanzo viene presentato oggi, in una fase storica nella quale molti degli argomenti in esso trattati si sono “tragicomicamente” palesati.
2019, l’Italia, “vittima del grande inganno”, è sempre più alla deriva. Le difficoltà economiche, la crisi d’identità del Paese e il malcontento generale provocano una frattura nella popolazione, che vedrà contrapposte due diverse realtà politiche. Una di queste, il movimento politico “Nel rispetto”, nonostante il “tiro mancino” del Governo reggente, riuscirà comunque a primeggiare.
Sembra realizzarsi il sogno di un governo ideale: retto da valori saldamente portati avanti da un leader serio e responsabile. Ma il cambiamento fa paura: qualcuno medita un ritorno al passato…

3 recensioni per 2019 – Ritorno al passato

  1. Norberto Soldano

    Il dilagante sentimento anti-europeo, le criticità dai più manifestate sulla “moneta unica” e la svolta “sovranista” del 4 marzo del 2018 sono profeticamente vaticinate dall’autore Domenico Valente. Il tutto, nei primi mesi del 2015 in cui l’opera ha avuto la sua gestazione.
    È molto più che un libro. Ci sono pezzi di vita quotidiana fra le pagine di 2019 – Ritorno al passato. Come anticipato dall’autore nella sua Introduzione è un libro che parla di sé stesso, ma al contempo è un libro che parla di noi, di un “Paese che talvolta sembra non appartenerci”.
    Il vero protagonista di questo romanzo è il ceto medio italiano, sempre più in sofferenza negli ultimi anni, “stritolato” dalla globalizzazione e dalle ricette liberiste avallate “festosamente” dalle tecnocrazie della Comunità Europea. Frustrato forse più dagli “scossoni” dell’economia che dal sisma che pur negli ultimi anni sembra non voler lasciare in pace la Penisola.
    L’autore compie una precisa operazione di “denuncia sociale” – richiamando alla memoria il genere letterario del “verismo” di Giovanni Verga – contro un sistema economico che considera un 40enne “medio” troppo vecchio per il lavoro e troppo giovane, quale amaro rovescio della medaglia, per la pensione. Un sistema economico in cui lo Stato Sociale è considerato uno spreco e il “darwinismo sociale” un’opportunità per tutti.
    Il lettore più attento saprà cogliere fra le righe gli aspetti più scoraggianti della nostra società contemporanea: la difficoltà di fuoriuscire dal “particolarismo” ed individuare una Causa Nazionale per la quale lottare convintamente tutti insieme; l’incidenza delle moderne “distrazioni” digitali sulla nostra non infrequente incapacità di guardare in faccia la realtà, bella o brutta che sia, nella nostra personale valutazione; le tragiche ripercussioni del gigantesco problema del lavoro sul nostro tessuto familiare e sociale.
    Il rischio che si paventa nel romanzo è quello di un Paese fermo, condannato all’immobilismo “sociale” e “infrastrutturale”, che si limita a recepire correttamente da “bravo balilla” le guidelines delle altolocate istituzioni europee, mentre i giovani italiani fuggono altrove nella speranza di un futuro migliore e le generazioni più adulte vedono erodersi progressivamente i risparmi di una vita.
    La via di uscita da questo pantano? Un nuovo Risorgimento. Lo scrittore – in un articolato connubio fra curiosità storica e fantasia scritturale – sostiene, per bocca dei personaggi e delle medesime vicende narrate, che siano proprio quegli ideali e quei valori che nella seconda metà dell’800 ci condussero all’Unità Nazionale ad illustrarci oggi la strada da percorrere audacemente per una “resurrezione nazionale”. A doverci e poterci autorevolmente guidare nella auspicata e auspicabile “svolta sovranista”.

  2. Prof. Filippo Ungaro

    Filippo Ungaro-12 ottobre 2019
    “2019 / Ritorno al passato” è un romanzo che, oltre a confermare l’onestà, “progrediente tempore”, dell’impegno intellettuale di Domenico Valente, riflette, e non si può non notarla, un’evidente tensione morale nel descrivere, in forma fluida e scorrevole, gli squilibri ed i disagi di una società, quella italiana degli ultimi anni, che in virtù dalla sperequazione socio-economica, nonché sull’onda emotiva del dissenso crescente di una buona parte della popolazione, rischia di perdere i connotati di un’identità ben precisa.
    Come tale, questo novello “opus” di Domenico Valente, non pare essere molto lontano dalla tradizione del romanzo a sfondo sociale, quando nel primo Ottocento Charles Dickens scrisse opere che, attraverso la descrizione delle vicende dei protagonisti delle sue opere, evidenziavano chiaramente, come in “Tempi difficili” del 1854, l’implicita denuncia delle disparità sociali nel “modus vivendi” dei ceti disagiati, determinate dalle classi economicamente più forti ed intoccabili.
    Questa tradizione realistica della narrativa si diffuse in gran parte dell’Europa: in Italia prese vigore, tra le tante, nelle opere di uno scrittore, che non ha bisogno di presentazione, del primo Trentennio del Novecento, come Ignazio Silone, che in “Fontamara” descrisse le condizioni di miseria ed emarginazione dei contadini abruzzesi del suo tempo.
    L’autore di “2019 / Ritorno al passato” vanta al suo attivo, è doveroso ricordarlo, una notevole produzione (versi giovanili d’ispirazione sociale compresi) negli anni passati, anche nel campo del romanzo di genere “horror” (“La follia omicida di una donna fantasma” ed “Aranuthon, la genesi del male”), nonché una libera ed originale interpretazione romanzata della prima Cantica dantesca (“Il mio Inferno”), tesa ad avvicinare gli studenti al complesso mondo dell’Alighieri.
    Domenico Valente, che è stato mio alunno, diligente e perspicace, nelle Superiori, in quell’arco di tempo che comprende gli anni Novanta, ritorna, dunque, alla sua poliedrica attività di romanziere scrupoloso, e lo fa con l’acume intellettuale e le notevoli capacità percettive, che erano già emerse nelle sue prime opere.
    Con “2019 /Ritorno al passato”, Domenico Valente entra di diritto nell’alveo fertile della narrativa, che punta i suoi strali contro le anomalie di un “sistema” sociale, basato sull’intangibilità di determinate posizioni economiche dei ceti dominanti, a tutto scapito delle classi svantaggiate e condannate all’eterna lotta della sopravvivenza.
    Un plauso all’autore!
    Filippo Ungaro

  3. Micaela Nichilo

    L’autore, con l’abilità narrativa e lo stile scorrevole che lo contraddistinguono, “gioca” con personaggi e scene di vita, li intreccia, li allontana, li paragona, quasi che il racconto stesso fosse una trasposizione in immagini di virtuosismo sintattico.
    Basti pensare ai due personaggi principali: opposti per carattere e stile di vita, speculari ed in continuo confronto, quasi si trattasse di un “ossimoro narrativo”; poi invece simili, poi paralleli e, ancora, divergenti.
    Attorno a loro, ci sono molti episodi che, ad una lettura poco attenta, potrebbero sembrare stereotipati. In realtà, a ben guardare, i personaggi e le vicende narrate costituiscono una provocatoria descrizione delle contraddizioni e delle “brutture” del nostro Paese.
    Valente si dimostra obiettivamente ben documentato su questioni politico-economiche ed un osservatore sempre attento della realtà (al di là del fatto che si possa concordare o meno con le sue opinioni).
    In alcuni capitoli del romanzo si ha la piacevole sensazione di guardare un film… uno di quei bei film, illuminanti e sempre attuali, interpretati da Alberto Sordi, nei quali ben si descrive la società italiana. Nell’epilogo, invece, emerge la vena thriller dell’autore di “Aranuthon…” e de “La follia omicida…”.
    Sorprendente e profetico: basta aver seguito i vari telegiornali degli ultimi tempi, per restare meravigliati di quanto si siano avverate alcune scene, descritte nel romanzo in tempi non sospetti.

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