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    La bibliotecaria di: Marina Di Domenico

    Che cosa è successo alla piccola Angela, scomparsa da un borgo abruzzese nel 1954, e mai più ritrovata?

    La bibliotecaria Roberta, viene coinvolta in questo mistero. È la storia di una giovane bibliotecaria novarese. Per sfuggire all’ex fidanzato, che ha tentato di ucciderla, ha accettato di andare a lavorare nella biblioteca di quel remoto comune di montagna.

    I locali dell’antica biblioteca, le rovine di un convento e le stanze abbandonate di un collegio conservano segreti inquietanti che qualcuno, a sessant’anni di distanza, vuole svelare e qualcun altro, invece, vuole assolutamente mantenere nascosti.

    Cosciente di assecondare il gioco di un personaggio nell’ombra, ma obbedendo al proprio innato senso di giustizia, la bibliotecaria si immerge totalmente in una storia del passato fatta di relazioni proibite e di crimini perpetrati da personaggi insospettabili, le cui vittime non hanno ancora avuto giustizia.

    Un’impresa rischiosa e quasi disperata per la bibliotecaria, che nel contempo deve fronteggiare anche il ritorno del suo persecutore.

    Il colpevole può morire, ma il reato resta vivo, e se non è riconosciuto e condannato reitera il suo danno all’infinito.

    «Sei tu che cerchi la bambina morta?», mormorò la donna.
    Roberta si spaventò: «Stai parlando di Angela, la figlia di Paolina?».
    «Sì. Nessuno lo dice, ma tutti la vedono».
    «La vedono?».
    «Vedono la sua anima in pena alle finestre del convento, quelle che non hanno più i vetri. Guardale prima che faccia notte: la vedrai anche tu…».

    Non ci vedeva quasi più. Il sangue che usciva dalla ferita sul sopracciglio le colava nell’occhio destro; l’altro, tumefatto, era ormai chiuso. Ma Roberta, nonostante il dolore e la paura, doveva continuare a premere sull’acceleratore e a correre nella notte per sfuggire al suo aggressore.