“Il quaderno del fato” di Edoardo Guerrini, Il seme bianco editore. A cura di Alessandra Micheli

In effetti nel Corano Noè, Abramo, Mosè e Gesù, sono tutti considerati Inviati di Dio come Muhammad. C’è un solo Dio per tutti e tre i libri: Antico, Nuovo Testamento e Corano. Eppure, i fanatici sono riusciti da tutte e tre le parti a inasprire gli accenti delle differenze, dei dogmi, delle usanze. Gente che sembra vivere per dividere, anziché unire» concluse storcendo la bocca in una smorfia.

Basterebbe solo questa frase per raccontarvi il libro.
La nostra volontà di dividere per governare o per manipolare le menti e gli animi, inondandoli di sospetto e di terrore anziché di bellezza.
È il male del nostro secolo.
Guardare alla terra invece che all’incomparabile precisione del cielo, unendo, come fecero gli arabi e i sufi, l’osservazione scientifica al senso di costante incanto.
Per loro, cosi come per ogni saggio e ogni illuminato, il mondo pallida imitazione dell’immensità del nostro vero paradiso, non era altro che origine di lodi e di preghiere.
Preghiere differenti da quelle di oggi in cui si celebrava non solo l’amore e la riverenza per dio, ma la sua maestosità, la sua perfezione che pallidamente risaltava su noi mortali.
Questo mondo cosi strano e cosi degno di curiosità e di riverito stupore, era il biglietto da visita per uno più ampio ancora più strabiliante che gli gnostici identificavano come la casa del padre.
Per essere accolti in quella dimensione, questo nostro universo reale era una sorta di anticamera che ci presentava un padrone di casa orgoglioso, fiero di se e sopratutto cosi pieno d’amore da moltiplicarsi, da infondere un quarto della sua grazia in questo strano, fragile, incompleto essere: l’uomo.

E cosi la vera meraviglia la possiamo avvertire con i salmi, o con le Sure o con i passi del libro della creazione o con il ritmo commovente del cantico dei cantici.
Piccoli doni caduti dal cielo, brillanti diademi con cui incoronare la nostra fertile mente, troppo unita a dio per essere contenuta da questo limitato corpo.
Eppure alcuni profeti e alcuni poeti sono riusciti a far espandere quel pensiero fino a farlo strabordare al di fuori di questo mortale corpo, cosi amato fino all’ossessione, ma in fondo cosi inutile per chi ha le chiavi del cielo.
Vanità di Vanità, canterebbe Branduardi.

E in questa preghiera mirabilmente scritta da Edoardo Guerrini, cosi ricca di piccole oasi d’incanto, per chi come me brama l’assoluto, un canto si eleva dal basso, spronandoci a prendere possesso della nostra vera natura: fatti più di angeli e coronati di stelle e gloria.
In questo testo, non c’è posto per la divisione dell’indivisibile.
Esce una religiosità che si scontra con il fallace dogmatismo,comoda armatura con cui difendersi da un infinito che fa crollare certezze, che distrugge pregiudizi e che ci rende tutti figli di dio.
Ecco la bellezza del fato: sbrogliare nodi, riparare i torti e donarci finalmente la nostra vera forma: esseri che compongono un arazzo dipinto da mille cangianti colori, che narrano del nostro percorso vissuto e strutturato come una armoniosa litania di grazie.
Questo arazzo è minacciato dagli “arconti” esseri che odiano l’unione perché bramano il potere di dio di creare e distruggere.
Ecco che in uno scenario di immensa serenità, di moto costante, di fede e di melodie antiche, di odori di datteri e di deserto, di oscurità e luce, si snoda una vicenda simbolica che può apportare finalmente la risoluzione alla stupidità umana chiamata scontro di civiltà: la pace.

Ma la pace la si può trovare solo inserendo il tassello giusto nel mosaico chiamato vita.
E vedere che, importante non è il singolo tassello ma come esso si incastri nello scenario complessivo.
Avete presente i favolosi disegni micenei o etruschi?
Sono disegni complessi, che si dipanano dalla quotidiana vita al simbolismo religioso.
Ogni tassello porta con se la sua specificità unica, imitabile.
Ma da solo non racconta quasi nulla.
Sprazzi di colore, linee, curve armoniose.
Stretto in mano ti sussurra il suo antico ciclo, racconta la sua vetusta dimensione.
Ma è solo quando noi lo inseriamo nel complesso che esso prende vita e diventa pianamente se.
Ogni volta che deturpiamo i mosaici compiamo un gesto empio: rompiamo l’armonia originaria scaturita dalla mente dell’architetto dell’universo.

E cosi con ogni opera d’arte, voce lontana del demiurgo.
Le bugie del sistema non fanno altro che lottare contro quest’armonia. Costruiscono uno spettacolo politico dove il tassello diventa l’ospite d’onore.
Non racconta nulla ma si mostra in ogni sua sfaccettatura, fino a annullarsi nella troppa visibilità.
Si crede importante e magari decide che ogni tassello che ha gli stessi colori, le stesse linee, la stessa curva deve unirsi per lottare contro il tassello opposto.
Fino a devastare l’opera complessiva.
Fino a demolire se stesso.
In una strana oscura volontà di autolesionismo.
E il malvagio figuro, geloso della capacità di Dio di dare vita alla terra, riproducendo un essere simile alla sua imponenza, ride, di noi e della nostra scempiaggine.
Abbiamo rinnegato il dono.
E cosi fa con ogni prodotto sacro.
Che sia la matematica snaturata dal suo canto sacro, la poesia divenuta solo nichilismo ossessivo, la letteratura vanesia vanità, che si auto esalta per non raccontare più nulla.
E la religione che diventa dogma fisso non può seguace di stelle mobili che cambiano ere e si muovono per formare i disegni del cielo.
Voci di antichi dei divenute sabbia.

Il quaderno del fato parla di questo scempio ma, lo combatte.

Con il sogno, con i numeri che tornano a dipingere dio, tornano a darci la voce di quella lontana energia che decise di ritrasformarsi in amore, moltiplicandosi e donandoci l’eternità della complessità, l’arcano potere della ragnatela intrisa di legami, di suggestioni, di compenetrazione, empatia.
Di vita.
E quando la vita torna a essere figlia di dio, non c’è più spazio per la bugia umane, per lo spettacolo politico, per le patetiche teoria aberranti dei figli dell’ombra, per la divisione e per la blasfemia.
C’è solo spazio per la bellezza.

non ci piacciono le regole della religione, o meglio crediamo solo in una: la pace e l’amore per il prossimo. Che poi, è anche amore della bellezza». Volse il suo sguardo ad ammirare il cielo e tutto intorno.

E davanti alla perfezione del creato, a montagne che sono cattedrali di pietra, nessuna violenza può essere possibile.
Ma solo quei salmi nati nel cuore di chi stupito ha osservato con stupore tale incredibile varietà.

Omar non vedeva Dio come un Essere trascendente, lontano e perfetto, bensì come una sorta di principio permeante l’intero Universo, coesistente in esso, vivente dentro la realtà. “Boschi, giardini, rive dei fiumi tutta la bellezza mi parla di Te. La gota liscia, la treccia lucida di una ridente fanciulla, il suo sorriso bianco di perla mentre mi porge la coppa, Tutte queste cose a Te mi conducono E quando sento questo accordo, a Te mi avvicino”.

L’articolo è stato riportato fedelmente da «Menti in fuga», consultabile su: https://lesfleursdumal2016.wordpress.com

AUTORE: Edoardo Guerrini
TITOLO: Il Quaderno del Fato
CASA EDITRICE: Il Seme Bianco
COLLANA: Magnolia, Narrativa
ISBN 9788833611693
PAGINE: 144
PREZZO: 13,90 euro 

 

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