Con Federica Ciravegna a chiacchierare di Mappin, Nanni e gli altri

 

Seduta ad un tavolo di una libreria romana, nella tranquillità di un sabato pomeriggio d’autunno, incontro Federica Ciravegna per parlare del suo secondo romanzo pubblicato dai tipi del Seme Bianco: “Mappin, Nanni e gli altri – Cronache di infanzia violata“.

Un libro completamente diverso dal primo (Federica Ciravegna, Ridammi il mio passato, Il Calamaio, 1999) sebbene anch’esso nato da una necessità impellente: “‘Ridammi il mio passato’ lo scrissi intorno ai 33 anni perché avevo bisogno di parlare di me e dei dolori che in quel momento mi attanagliavano. Per questo romanzo invece anche se altrettanto catartico, la spinta è venuta da una coscienza più adulta ispirata dalla mia esperienza lavorativa”.

Federica è un’educatrice professionale e lavora per una Cooperativa sociale accreditata presso un municipio romano nell’ambito del SISMIF, Servizio per i minori a rischio; dietro indicazione ed insieme ad una equipe di professionisti (case manager, psicologi e assistenti sociali), segue bambini allontanati dai loro genitori ed inseriti in contesti differenti, legati alla famiglia di origine o in famiglie affidatarie.

I “bambini” di Federica hanno grandi ferite molto complicate da gestire, da arginare; ad un’età in cui si impara a scrivere e tutt’al più ci si deve concentrare sui disegni di un libro di favole, loro fanno parte dell’Area Minori Magistratura, sono sotto la tutela dell’autorità giudiziaria del Tribunale dei Minori.

Un lavoro arduo oltre che molto impegnativo per il quale Federica ha modificato completamente la propria vita, personale e professionale, lasciando un lavoro sicuro e remunerativo nell’azienda familiare, per lavorare inizialmente come operatrice socio assistenziale domiciliare per persone con handicap, con l’obiettivo di prendere una laurea (la seconda) in Scienze della Formazione a RomaTre e infine di seguire una formazione sul progetto PIPPI, (acronimo, allegramente evocativo per Programma di Intervento Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione) organizzata dall’Università di Padova, il Ministero delle politiche sociali e 50 enti locali di 17 regioni.

A 35 anni mi sono resa conto che non ero contenta, sentivo di dover fare qualcosa per me, ma che fosse destinato a far star meglio anche chi bene non stava”. Questo bisogno di aiutare, di dedicarsi agli altri Federica lo sente dentro da tutta la vita: ”Ricordo quel giorno quando, ancora al liceo, nell’aula magna venne proiettato un documentario sui bambini del Biafra. Ne restai talmente sconvolta che andai in bagno a vomitare. È stato in quel momento, penso, che mi sono resa conto di avere una particolare empatia per le persone che soffrono. Un’empatia che con il tempo ho sentito necessario rendere attiva, socialmente utile insomma”.

Un lavoro sempre pieno di incognite, proprio perché gira intorno a dei bambini. “Il lavoro con dei minori a rischio è sempre più complicato; sono persone che si stanno costruendo ma lo devono fare in mezzo a dei familiari che contrariamente alla norma, remano contro, se non sono addirittura pericolosi: madri psicotiche, padri pregiudicati, alcolizzati o drogati, nonni troppo anziani e stanchi per occuparsi davvero di loro. Io sono una goccia in quel mare di difficoltà; però ci sono con tutta me stessa ed è una gioia per me vedere che in qualche modo e nonostante tutto, riescono ad avere delle reazioni da bambini, quali in realtà sono”.

Il romanzo “Mappin, Nanni e gli altri” è tutto in queste sue parole; le vite dei quattro protagonisti si disvelano attraverso un racconto costruito quasi esclusivamente su dialoghi; bambini alle prese con il proprio quotidiano fatto di incontri protetti, appuntamenti con gli psicologi ma anche di patatine fritte al McDonald e passeggiate nei parchi con Costanza, l’educatrice, alter ego dell’autrice; personaggio onnisciente e interlocutore non giudicante di Mappin, Nanni, Tsing e Gio Giò, per il cui tramite tutti i problemi riescono a pronunciarsi, ad uscire da dentro per diventare parole ed esprimere malesseri, dubbi, aspettative e disillusioni; conversazioni spesso molto difficili da leggere. “Nella sua totalità è un racconto realistico e nei singoli capitoli dedicati ai quattro ragazzini è verosimile”.

Il libro di Federica ha la potenza della verità davanti alla quale nella stupefazione e nello sconcerto si può restare senza fiato. Eppure in quella momentanea mancanza d’aria il terreno che noi lettori siamo si fa fertile e ricettivo. Perché bambini siamo stati tutti e ricordarsene è importante per capire cosa vivono i ragazzini di Costanza; è un viaggio complesso e penoso che costringe ad aprire gli occhi e soprattutto a lasciarli aperti e che, proprio per questo, lascia delle tracce; perché il mondo di questi bambini e di cui Federica racconta senza filtri e senza sconti è quello in cui viviamo e non solo un servizio del Tg.

Con gli occhi incollati alle pagine è impossibile distrarsi, abbandonare anche per un momento le parole, i discorsi dei quattro protagonisti: i loro racconti di poliziotti che entrano dalla finestra del bagno per liberarli dall’abbraccio convulso e psicotico delle proprie madri; di padri drogati che li portano con sé a comprare l’ultima dose; delle loro mamme rifugiate politiche sole e senza parenti né amici, costrette a lavorare notte e giorno per mettere insieme il pranzo con la cena.

Una scrittura netta, costruita attraverso le brevi riflessioni e i resoconti di Costanza e, come dicevamo, soprattutto sul dialogo; tutto senza sbavature né divagazioni. Essenziale e sferzante come deve essere il racconto che si fa cronaca.

 

L’articolo è stato riportato fedelmente da «Menti in fuga», consultabile su: https://www.mentinfuga.com

AUTORE: Federica Ciravegna
TITOLO: MAPPIN, NANNI E GLI ALTRI
CASA EDITRICE: Il Seme Bianco
COLLANA: Magnolia
ISBN: 9788833611792
PAGINE: 184 pp.
PREZZO: 16,90 €

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