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    Vita e morte di Alberto Coppola di: Antonio Areddu

    Alberto Coppola: vita e morte dell’industriale farmaceutico di via delle Alpi nn° 11-13 – Roma, fucilato dai fascisti in piazza di Siena il 31 maggio 1944

    Sinossi

    Un mistero lungo settantadue anni. Un groviglio di dati erronei, notizie false e documenti molto probabilmente scomparsi, protegge di fatto alcune verità inconfessabili legate a un episodio di borsa nera che costa la vita ad Alberto Coppola. Dobbiamo aspettare il secondo dopoguerra per ritrovare il suo nome citato, seppure brevemente, da Paolo Monelli (Fiorano Modenese, 15 luglio 1891 – Roma, 19 novembre 1984) nel suo libro Roma 1943 (la cui prima edizione è stampata dalla Migliaresi Editore nei primi mesi del 1945.

    Strillo

    «É fucilato Alberto Coppola condannato a morte per avere sottratto zucchero alla fabbricazione di medicinali». (Roma 1943, Paolo Monelli)

    «Continuavano le sedute dei Tribunali militari, le condanne a morte, le esecuzioni per tradimenti, per atti della guerra clandestina; ma anche per infrazioni a decreti ormai superato dagli avvenimenti; per cui con assurda e stupida ferocia, per «dare un esempio», che non giovava a nulla, fu condannato a morte, e fucilato il 1° giugno, un povero diavolo, Alberto Coppola, reo, nientemeno di avere sottratto zucchero alla fabbrica dei medicinali»3.

    Nel 2000 la XVI Circoscrizione e l’Anpi di Roma pubblicò un libro a cura di Augusto Pompeo, Forte Bravetta 1932-1945. Storie Memorie Territorio. Nel 2006 uscì la seconda edizione. Questo testo confuse il nome di Alberto con quello del fratello Alfredo (Roma, 5 aprile 1908-Roma, 4 marzo 1991) ricordando però che la fucilazione fu dettata da un reato annonario. La confusione diventò bizzarra quando qualche pagina più in là venne fatta una ricostruzione pasticciata ad elementi di verità.

    Bisognerà aspettare la fine del 2012 quando uscì il libro di Augusto Pompeo, Forte Bravetta. Una fabbrica di morte dal fascismo al primo dopoguerra, Odradek edizioni, che attraverso un lavoro d’archivio puntuale e meticoloso riportò a galla la triste storia.

    Emerse finalmente un dato. Alberto Coppola era stato fucilato dai fascisti a villa Borghese e lo stesso autore nel ricostruire la vicenda affacciò anche una serie di dubbi:

    «Molte cose sorprendono in questo triste episodio, la severità della condanna, in primo luogo – anche se le accuse erano fondate e, in tempo di guerra, l’accaparramento di viveri e la loro rivendita in modo illecito potevano essere puniti con la massima pena – la celerità del provvedimento, il fatto che a celebrarlo siano state le autorità italiane e non quelle tedesche e che, per portarlo a termine, sia stato creato un tribunale ad hoc. Non ultimo che l’esecuzione, affidata a un plotone della Gnr, sia avvenuta a piazza di Siena»5.

     

    NOTE

    1 Cfr. L. VILLARI, Prefazione a P. MONELLI, Roma 1943, Einaudi, Torino, 1993, p. V.
    2 Ivi, p. 301.
    3 Id., La liberazione di Roma dieci anni fa. Una settimana di battaglia, in «La Nuova Stampa», 19 maggio 1954, p. 3.
    4 A. POMPEO (a cura di), Forte Bravetta 1932-1945. Storie Memorie Territorio, ricerche documentarie e bibliografiche di L. SEVERI e D. SCATOLINI ed elaborazioni delle immagini in cd a cura di L. SALVATORI del Servizio di Grafica digitale dell’ASR, p. 33.
    5 Id., Forte Bravetta. Una fabbrica di morte dal fascismo al primo dopoguerra, Roma, Odradek edizioni, Roma, 2012, p. 215.

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    Vivi da impazzire di: Andrea Munforte

    La ricerca di un senso

    Vivi da impazzire: una notte Fausto, prima di tentare il suicidio, chiama Alba, la sua ragazza.  Lei si precipita da lui, ma viene investita da una macchina che non si ferma a soccorrerla. Demetrio, fratello di Alba, la stessa notte lo viene a sapere. Raggiunge Fausto e inizia con lui la ricerca dell’assassino. Aiutati da un vecchio senza nome, in realtà ‘padre spirituale’ dell’assassino, chiamato Bardy, lo andranno a stanare nel suo rifugio.

    Insomma, uno non può pensare che passerà una bella giornata, una splendida, incredibile, rilassante giornata che in ventiquattro ore l’universo gli si rivolta contro e lo fa impazzire?

    Ora voglio una risposta.

    Vivi da impazzire

    Vivi da impazzire è la ricerca di un senso. Nasciamo con la speranza di trovarlo, e ci buttiamo in fedi assurde, creiamo tutte le nostre ritualità, superstizioni, morali, nemici da sconfiggere, idoli demoni dei, e a volte crepiamo con la convinzione di essere riusciti a stanare un significato in tutto questo, ma quel vuoto che ci accompagna per una vita intera, quel nulla che sentiamo fino alle punte dei piedi, ecco, è solo un fottuto fantasma che ci attraversa.

    Quando Fausto pensava alla morte, alla propria morte, tirava un sospiro di sollievo. Forse ci pensava troppo, per avere appena vent’anni. Il ritornello di una canzone che non sopportava gli ronzava in testa, le sue labbra mimavano a minchia il testo in inglese e cercava di convincersi a uscire, quella sera, con i suoi amici. Peccato che tutto giri male in ’sto mondo. Potrai diventare un imprenditore, un politico, una show girl, un medico, un buffone, ma ci sarà sempre chi ti farà sentire come un calzino sotto al letto, perché anche se vorrai diventare il più ricco di tutti, non ce la farai, e il più ricco di tutti solo un cazzo di amico non lo avrà. O mille altre varianti, ma tutte uguali.

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    Vorrei fosse domani di: Olivia Gobetti

    È un giallo dei sentimenti che riserva sorprese a ogni pagina sfogliata, interrogativi che hanno spesso risposte amare e impreviste.
    Emilia, la protagonista, è una donna trasparente come il vetro, ma è anche infrangibile come certi vetri costruiti apposta per essere solo scalfiti e mai distrutti.
    Olivia Gobetti la prende amorevolmente per mano, la porta all’inferno, la trascina nel fondo degli abissi e la fa risalire, piano piano, per farle riveder le stelle.
    La scrittura è nervosa, dolorosa, veemente, ma anche pacata e di gioia saltellante quando l’amore implorato pare nascondere e annientare per un breve ‘sempre’ il dolore provato. Confessione sincera e drammatica, poetica e realistica, dove i tormenti dell’anima si fondono e confondono con quelli del corpo lasciando scie di tenue ma viva speranza.
    Il romanzo, scritto da una donna, piacerà molto alle donne. Ma è consigliato anche agli uomini. Dopo la lettura alcuni di loro, ne sono certo, cambieranno. In meglio.

    Roberto Poppi