Il sacrificio di Cristo

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Luigi Amato

 

Confronta
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Descrizione

Il Sacrificio di Cristo, l’opera che dovrà completare l’altare del Convento Domenicano di San Marco a Firenze, è vicina alla conclusione, ma Lorenzo, il pittore, brama l’ultima ispirazione: catturare l’intima sofferenza del Creatore. Girolamo Savonarola, suo committente, non può aspettare, gli eventi rischiano di travolgerlo, il destino di diventare avverso. La loro vicenda si intreccia sullo sfondo della Repubblica di Firenze al crepuscolo del ’400. L’artista, alla ricerca dell’ispirazione finale, vive nel tormento. L’ecclesiastico combatte la sua fiera battaglia contro la Chiesa di Roma. Gli eventi precipitano: Savonarola subirà l’onta di un processo per eresia e la morte sul rogo. Sarà l’arte, il capolavoro inconcluso, a rendere sempiterno il suo messaggio di fede e speranza?

2 recensioni per Il sacrificio di Cristo

  1. Annamaria Amoroso

    La vicenda è ambientata in Firenze al tempo della repubblica teocratica, fondata da Gerolamo Savonarola; questi è il committente di una tela che deve essere posta sull’altare della chiesa di San Marco. Lorenzo è l’artista che ha ricevuto l’incarico: vorrà dipingere “Il sacrificio di Cristo”, vi pone mano. ma nel corso de suo lavoro un dubbio atroce lo assale che via via diventa tormento. Può un pittore rappresentare tutto il dolore dell’intero genere umano concentrato sul volto di Cristo? L’ingiustizia, la corruzione, la menzogna, le torture, le prevaricazioni, gli abusi, le violenze; tutto dipinto sul volto di Colui che è venuto sulla terra per riscattare l’umanità intera da tante sciagure? Lorenzo sente vacillare la sua ispirazione, non riesce a trovare in nessun modo quell’ afflato che spinge la sua mano verso il divino dell’arte. Nel tentativo di spingere la sua mente ad una possibile ascesi, si mischia nel corteo della gente che per strada si getta in ginocchio, si batte in petto e chiede perdono; disgustato da tale violenza, si ritrae.
    Le parole di Savonarola risuonano drammaticamente “Non sarà facile salvare Firenze. La ferita si è incancrenita e porta conseguenze devastanti per tutti”.
    La lettura del romanzo è drammatica, non manca un marcato senso dell’orrido che accompagna tutta la vicenda. Il fanatismo di questi anni ottunde le menti ed in qualche modo anche Lorenzo il pittore ne è vittima. Soltanto al precipitare degli eventi egli con fatica ritrova se stesso e riesce a dare forma ad ogni debolezza e tentazione umana; una forza onirica gli schiude la porta della sua ispirazione e guida il suo pennello. “Il sacrificio di Cristo” sarà la rappresentazione di una verità metafisica.
    Il romanzo è stupendo e pone al lettore un’avvincente curiosità: Cosa racconta l’Autore? Qual è il suo intento? Mutatis mutandis, e con tutte le eccezioni del caso, fa pensare al fanatismo dei nostri tempi che si esplica nella spasmodica corsa alla visibilità, all’individualismo sfrenato, al far soldi, spesso non importa come; ci si domanda può oggi il sacrificio di Cristo ispirare un neoumanesimo fondato su un sincero amore per il prossimo, spinto alla solidarietà e alla condivisione di beni concentrati nelle mani di pochi? E’ forse questo il fine dello scrittore ? Può l’Arte salvare l’umanità dai suoi stessi disastri?
    Sotto questo profilo il romanzo di Luigi Amato risulta più attuale che mai e se ne consiglia la lettura. Un’ultima nota non trascurabile: pur nella densità di contenuto, è essenziale nella forma scorrevole e catturante. Si tratta di un romanzo breve di sole 128 pagine.

  2. Piero Bongiovanni

    Il Sacrificio di Cristo è il soggetto di un quadro; Luigi Amato titola così il suo ultimo libro, evocando nel lettore la “passione” vissuta dalla città di Firenze verso la fine del ‘400. L’autore traccia un vivido quadro della resistenza, seppur prudente, di alcune grandi famiglie contro il fanatismo religioso del Savonarola e dei suoi seguaci. La città è divenuta tetra e le sue strade pericolose non sono più affollate come un tempo. L’intolleranza è totale verso coloro che non seguono il pensiero dominante.
    Amato, più che i fatti, si sofferma ad esaminare con acutezza i pensieri, le sensazioni più intime dei personaggi principali: il pittore Lorenzo, il domenicano Savonarola e il popolo fiorentino.
    Lorenzo deve dipingere una pala per l’altare della chiesa di San Marco, commissionatagli dal Savonarola. Il predicatore gli fa premura senza riuscire a cambiare la decisione dell’artista. Questo non consegnerà Il Sacrificio di Cristo finché non sarà riuscito a dare al volto di Gesù morente, l’espressione che induca il fedele alla comprensione del grande sacrificio. Il pittore deve destreggiarsi tra le opposte fazioni pur riuscendo a non tradire i suoi principi e la sua generosità. Il suo altruismo giunge, alla fine del dramma del Savonarola che teme ma ammira, a tentare di favorire una possibile fuga. Le atroci immagini di grande sofferenza delle torture e della esecuzione ispirano a Lorenzo l’espressione da dare al Cristo morente.
    I piagnoni distruggono e bruciano tutto ciò che considerano frivolo. Con sottile accenno alla povertà diffusa, l’autore ci fa riflettere che forse molti di loro odiavano quelle belle cose che non avevano mai potuto nemmeno desiderare. Nel popolo era forte, sotto l’usbergo della religione, il desiderio di rivalsa, di una punizione delle classi ricche.
    Dopo l’arrivo della scomunica per il priore di San Marco, le cose cominciano a cambiare. Il popolo che prima era tutto per il domenicano, come sovente accade dopo una eccessiva esaltazione, ora deride e copre di ingiurie il predicatore.
    Amato dedica allo studio della personalità del Savonarola un esame molto attento. Immagina ogni pensiero che possa avere attraversato la mente del predicatore, ogni dubbio, ogni sentimento, anche quelli riprovevoli subito scacciati.
    L’incrollabile fede del frate ferrarese, lo spinge a chiedere perdono per la sua ambizione di ritenersi prescelto da Dio per la salvezza del popolo, ma non lo fa arretrare di fronte alla contesa epistolare con il papa.
    Dopo la scomunica, il Savonarola si ritira in convento ma questo non lo salva dall’arresto. Atroci torture non fiaccano le sue convinzioni e, dopo la sentenza, rifiuta una possibilità di salvezza.
    L’autore ci presenta un uomo che, per non rinnegare i suoi principi, accetta il martirio e, come i primi cristiani, addirittura lo desidera.

    Piero Bongiovanni
    Pistoia, Settembre 2019

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