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Racconti

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    Bar all’angolo e altri racconti di: Luisa Ferrari

    I racconti tracciano un percorso esistenziale con uno sguardo stupito. I protagonisti traghettano, con iniziale fiducia, alla scoperta degli eventi che la possono incrinare, o addirittura rompere inesorabilmente. L’esito può rivelarsi drammatico o inaspettato. Diverse le età: bambine impazienti, uomini spinti dall’ansia di perfezione, ragazzini che si misurano con le piccole invidie e un uomo solitario, che sogna un riscatto. Tutti sono animati da buone intenzioni, ma qualcosa si increspa sulla superficie apparentemente liscia delle circostanze.
    Proprio lo sguardo, inoffensivo e disarmante, o provocatorio e irridente, richiede che le carte vengano scombinate. Come un reticolo a cui è impossibile sfuggire, questa dinamica nasconde la possibilità di perseguire lo scopo che si è a lungo covato, senza volerlo ammettere.

    «Alla fine resta solo il luccicare di un tetto, l’ondeggiare delle fronde di un albero, la pedalata regolare di una donna lungo una strada di campagna».

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    Dalla piccola Beirut alla piccola Vienna di: Athena Raco

    Il racconto cardine di questo libro è “Dalla piccola Beirut alla piccola Vienna”, e intorno a questa storia, come se fosse un quadro, gli altri due racconti fanno da cornice.
    La rivoluzione è protagonista di tutti e tre i racconti: tuttavia, mentre in “Dalla piccola Beirut alla piccola Vienna” il rivoluzionario trova terreno fertile per il suo animo in fiamme, negli altri due si esaurisce in un anelito che rimarrà irrisolto.
    La vita di un uomo nel profondo Sud Italia, Calabria. La vita di Girolamo, detto Mimmo, da quando nasce fino ai suoi cinquant’anni, che si dipana in una continua ricerca per l’affermazione del bene comune, in una alternanza di lotte e delusioni che saranno il riflesso della storia italiana dal Dopoguerra a oggi.

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    Decomposizione Prematura di: Federico Bottoni

    «Ci sono cose che sarebbe meglio non vedere e non conoscere: una di quelle sono io. Ho contratto una malattia unica e devastante che non ha ancora
    nome. Io la chiamo: decomposizione prematura».

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    Direzione inversa di: Letizia Dimartino

    Un diario lungo una vita, con oggetti pensieri malattie luoghi persone genitori ricordi Sicilia.
    Un tempo che sembra non finire e che finirà invece nella malinconica constatazione che è un mondo forse già scomparso, fermo nel pensiero, privo del verso ma anche poesia. Ironia e sofferenza, momenti di solitudine e di stupore, raccontati giornalmente, con le stagioni che cambiano e i decenni che si rincorrono.
    Con la nostalgia e pure la crudeltà del presente. Una prosa poetica, perché ho sempre fatto poesia e adesso mi accosto ad un genere diverso, suddividendo per temi e quadri gli affreschi di scrittura.

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    Fai di me quello che vuoi di: Marco Cetera

    Fai di me quello che vuoi risponde a un progetto preciso: fare a pezzi con un machete la noia insopportabile dello storytelling e delle marchette di chi, senza pudore, pretende di “venire a raccontarci storie”.
    Capro espiatorio di questa strategia distruttiva: la Letteratura. Otto celebri brani della letteratura mondiale vengono decostruiti, riscritti, violentati, volgarizzati.
    La plateale distruzione della narrazione operata in questa raccolta di racconti (attraverso distorsioni ludiche, ciniche, pornografiche) mette in scena una volta di più la fondamentale insensatezza delle cose e l’ipocrisia di tutte quelle esperienze narrative e artistiche (alte e basse, intellettuali e commerciali) che pretendono di venderci a tutti i costi un senso.
    Come in un’oscura stanza delle torture vediamo Beckett sopraffatto dal rumore di uno smartphone e dei social media; Dostoevskij interrotto ripetutamente dalla pubblicità; Flaubert trasformato in un crucipuzzle; Cicerone usato come finto testo; l’Anatomia del Gray che diventa un testo porno-noir; Akutagawa mixato con un haiku di Kyoshi; Ezra Pound evocato in sedute spiritiche; Wittgenstein trascinato nella latrina di un bar.

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    Fotogrammi slegati di: Pier Bruno Cosso

    Fotogrammi slegati: racconti e monologhi –

    In queste storie il filo conduttore è nelle zone d’ombra dell’animo umano. Tutti i personaggi non sono nati per vincere. Partono sconfitti, e devono risalire la china con fatica per conquistare qualcosa; qualcosa che certe volte sfugge. Così l’avventura diventa una lotta con sé stessi e con i guai

    Viaggiando tra le pagine ci si scontra con il vizio del gioco, l’emarginazione di un quartiere malfamato, la mancanza assoluta di rispetto della natura, o la terribile piaga della violenza sulle donne. Per fare qualche esempio di tormento che, spesso, cerchiamo di non vedere, voltandoci dall’altra parte. Mentre qui, con questi guai, ci si sporca le mani.

    La scrittura, con una cifra alta, porta dentro le vicende come dentro un guado, contaminando con le sue sensazioni, le sue immagini, e quello sguardo introspettivo sempre un po’ incantato.

    Non a caso lo scenario molto spesso è la Sardegna, perché la Sardegna è solitudine, è vento, ma anche sangue.

    ESTRATTO

    Così ricomincia il giro di parole, di migliaia di passi, e di tante storie che si vivono e si complicano. Come un cerchio che si chiude, il passato rimane fisso dentro di noi, e non cambia. Tutt’al più ci cambia. Imparo che ogni volta, come insegna la corsa, è importante trovare lo spirito giusto per completare una gara, anche dura. E dopo è stato di grazia, rinascita.

    STRILLO

    Tornare indietro è una delle migliori possibilità che ti offre la vita.

    Una maledetta mattinata d’autunno

    Una scena spietata di caccia al cinghiale che diventa un duello tra gli uomini e la Terra. Alla fine cacciatori e Natura si invertono i ruoli, e il racconto ha una morale al rovescio.

    Il selciato di Venezia

    Il film, in presa diretta, di una bellissima maratona. Perché nella corsa, come nella vita, sopravvivere è una grande emozione tra la testa e il cuore.

    Fatto di sangue in via Schiavazzi

    Un giallo ingarbugliato, in un quartiere molto difficile di Cagliari. Le vittime sono due studenti, e il primo indiziato è il loro professore di italiano.

    E poi non ho vinto

    Monologo teatrale di un uomo solo, con una vita buttata via nel gioco. Un gioco irrazionale, senza più gioia, dove sei costretto a puntare tutto ma non è mai consentito vincere.

    La sabbia del Lido

    Un viaggio a ritroso nel tempo. Un uomo coi capelli grigi ritorna dopo decenni nella spiaggia che aveva conosciuto da giovane e che ora ritrova completamente devastata.

    Il treno per la città

    Luisa, una brevissima storia. Quasi un’avventura di formazione, dove lei, donna speciale, non si sente più speciale.

    Era solo uno schiaffo

    Un pezzo molto duro, quasi una stilettata nel petto, contro il delitto più odioso: il femminicidio.

     

     

     

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    La diga di Kariba di: Leopoldo Carlesimo

    Questi racconti sono ambientati in luoghi remoti. Perlopiù in Africa, ma anche in Sud America o nel Sud-Est Asiatico. Raccontano di europei – italiani, francesi, inglesi – che per ragioni di lavoro entrano in contatto con le popolazioni di quei luoghi, e con la natura di quei luoghi, e hanno con entrambe rapporti di contrasto, ma anche, in qualche misura, di comunanza e di simbiosi, dettati soprattutto da ragioni d’interesse, e in parte da un’attrazione perlopiù irrazionale per il diverso, per ciò che di se stessi il contatto col diverso fa affiorare. Vi sono pure alcuni racconti in cui i protagonisti sono uomini di quei Paesi – africani, asiatici – che entrano in contatto con europei andati laggiù per lavoro o per altri motivi, portandosi dietro il loro modo straniero di lavorare e di vivere, e anch’essi hanno con loro rapporti di contrasto e di comunanza. Gli esiti di questi incontri sono spesso duri, violenti, e talvolta tragici. Ma, anche, rivelatori di qualche verità, dura o violenta che sia, che emerge come un corpo nudo, in tutta la concretezza materica di un oggetto colto dall’esperienza diretta.

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    Le stanze antiche di: Luigi Lacquaniti

    È possibile narrare una cosa intima e essenziale come la sessualità, senza cadere nella pornografia? È quello che ha tentato di fare l’autore con questi racconti.
    La sessualità è narrata ora in modo esplicito ora sottinteso, ma sempre come parte irrinunciabile dell’esistenza. All’origine una domanda dettata da un ricordo d’infanzia: la passione può avere la meglio sulla morte?
    Questi racconti così diversi, così lontani l’uno dall’altro, nello spazio e nel tempo, narrano che la sessualità è sempre figlia della libertà e della vita. E chi confonde la libertà col possesso, la vita con il culto della morte, è destinato a perdersi.
    «Più faccio l’amore, più ho voglia di fare la rivoluzione», ammonisce ancora il Maggio parigino da uno dei muri della Sorbona. «Più faccio la rivoluzione, più ho voglia di fare l’amore».
    In questo senso dunque la sessualità, vissuta gioiosamen¬te e senza sensi di colpa, nelle piccole rivoluzioni della nostra esistenza, contribuisce certo a dare senso alla vita.

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    Numeri imperfetti di: Sabrina Sigon

    Numeri imperfetti.

    Diciannove racconti brevi. Scorci di vita, nei quali i protagonisti si confrontano con situazioni diverse, a volte vere e proprie prove. È da queste prove che emerge il loro carattere. Le relazioni e le convenzioni sociali, vengono messe in discussione da personaggi che si scoprono anticonformisti e imperfetti. A collegare tutte le storie un filo sottile: la matematica. È lei, la Regina delle scienze, la prova del nove per verificare se, nella vita, i conti tornano o non tornano. Le note finali riprendono in modo, non convenzionale, quest’idea: con un unico desiderio: esplorare il pianeta uomo.

    I personaggi non vengono descritti, ma prendono forma attraverso le cose che fanno. Ciò che definisce la protagonista di June non è il nome, che non compare nella storia: è il modo singolare con cui ha percorso il suo Cammino di Santiago: attraverso il corridoio, in linoleum lucido e sbeccato, di un ospedale.

    Mia madre conosce tanti proverbi; il suo modo di insegnarci a vivere passa attraverso l’esempio, le mani che impastano, la sua risata allegra e i proverbi.

    Ci sono persone che sviluppano un’intelligenza logico-matematica fuori dal comune ma che, da un punto di vista relazionale, sono isolate e solitarie; hanno difficoltà a fare amicizia e sono parzialmente incapaci di comprendere le intenzioni dell’altro.

    AGENDA EVENTI

     

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    Ognuno finisce come può di: Rossana Carturan

    Ognuno finisce come può è una raccolta di testi narranti gli ultimi momenti di vita, inventati, di alcuni grandi scrittori della letteratura internazionale. Immaginando cosa avessero potuto fare o pensare questi grandi scrittori poco prima della loro morte. Giocare con i loro pensieri, su ciò che ci è noto per la loro esistenza letteraria e su ciò che avrebbe potuto essere o è stato.

    Le morti sono le più diverse, da quelle naturali di Gadda, Miller, De Beauvoir, a quella per incidente automobilistico di Camus. Dalla morte di Pasolini per omicidio Pasolini, a quella suicida di Pavese, Woolf, ed Hemingway e tante altre.

    È un manuale d’introduzione al sarcasmo della vita. Il gioco letterario è proprio questo, uscire da uno schema per creare poesia nella tragicità dell’evento.

    Quell’attimo prima dove poi ognuno finisce come può.

     

    …la stessa morte può divenire poesia.

     

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    Racconti per Cristina di: Lorella Natalizi

    I personaggi che incontrerete negli undici racconti che compongono la raccolta Racconti per Cristina di Lorella Natalizi sono legati a doppio nodo con il lettore. Il tempo personale e quello narrativo li renderà complici tra le righe e gli spazi delle pagine. I personaggi, a tempo debito, daranno la chiave al lettore per permettergli di entrare negli squarci del vissuto. I protagonisti, con slancio generoso e genuino, non nasconderanno sogni, delusioni e piccolezze. Il lettore sentirà i loro sforzi, conoscerà la loro lingua, annuserà gli odori dei loro paesaggi e la profondità dei significati, rintracciati nelle linee o macchie di colore. Il lettore e i personaggi diventeranno un tutt’uno, sarà impossibile non riconoscersi nei momenti d’amore, nella paura, nei pregiudizi, nella speranza e nella consapevolezza che è impossibile chiudere gli occhi dinanzi al moto circolare della vita e alle sue drastiche cesure.

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    5 di 5
    Scaglie di Cioccolata fondente di: Domenico Monteleone

    L’unica novità possibile è che ognuno di noi – avendo compreso il meccanismo di questo infernale orologio – decida di non più partecipare.

    Anzi, decida di percorrere una strada diversa, una strada molto pericolosa secondo i paradigmi del pensiero unico, una strada che – in realtà – fa tremare i polsi, una strada che è lastricata di pericoli ma anche di emozione, di condivisione.

    Si, la strada della condivisione, perché là fuori c’è un numero esagerato di persone che vorrebbe essere felice, che addirittura non sa che ci può essere una vita migliore al di fuori di questo sistema, che ci può essere una vita migliore al di fuori dei canoni che ci sono stati imposti senza domanda, senza consenso, con la forza della diabolica persuasione occulta.

    Là fuori ci sono milioni di persone che meriterebbero di vivere una vita migliore, che potrebbero vivere una vita decisamente migliore, che meriterebbero i palpiti del cuore, che meriterebbero amore a prescindere, che meriterebbero per il solo fatto di esistere, che meriterebbero una vita direi più normale, una vita dove l’obiettivo massimo dovrebbe essere quello di rincorrere le emozioni, di ricercare il gusto della trasparenza, di inseguire il piacere della scoperta, la natura autentica dell’uomo, la vicinanza, l’amicizia, l’abbraccio.