Calla
Poesia

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    Capriole finite bene di: Julka Caporetti

    È una raccolta di pensieri poetici scritti in forma prosastica, un connubio tra la concretezza dei gesti quotidiani e il coraggio primordiale che incita alla sopravvivenza.
    Il filo conduttore dell’opera è l’osare: il dare la possibilità a ogni emozione di essere detta, palesata.
    La parola usata come strumento privato della componente vergogna, un libro dove la parola diventa corpo di un’unica morale: fiducia.
    Un libro semplice e complesso come la vita, come una capriola.

    Io, Dio lo chiamo per cognome

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    Il Femminino e la sua voce di: Antonella Lucchini

    Poesie del femminino, nell’accezione goethiana di femminilità nella sua essenza (das Ewigweibliche), eterna, sacra e bestiale.
    Una donna che dialoga con la donna dentro sé, che si pone domande, e le pone a un “tu” ossessivamente presente, bersaglio e ascoltatore. Una poetessa irrequieta, complessa, che trascrive ogni rigurgito di inconscio, con una cifra di scrittura, per questo, onirica, quindi simbolica. Le poesie sono sculture, sono tattili e visibili, riportano spesso alle parti del corpo (mani, dita, gambe), perché il corpo è il grande protagonista, nelle poesie erotiche come in quelle intimiste, fino a diventare tomba, nelle poesie dedicate al femminicidio e alla guerra. Tutto è reso con un linguaggio semplice, all’apparenza: la non unidimensionalità della parola scelta, gli accostamenti lessicali e le metafore evocative, ci restituiscono una formazione ermetica, che rende la parola al massimo della sua potenza e del suo significato, sfondandone e rivelandone anche la parte più segreta. La cura quasi maniacale della chiusa di ciascun testo è testamento, lascito, eco, di una voce che scuote e che rimane.

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    Il pesce rosso di: Anna Belozorovitch

    E il pesce rosso senza quello sguardo giallo

    diventa tutto un grande cuore rosso

    pulsa e si stringe e si infrange, solo;

    piange invisibile nell’acqua.

     

     

    La rosa di Gerico accanto al mio letto

    si schiude di nuovo. L’ho annaffiata. Sei stato qui.

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    La nevicata di: Lucrezia Lombardo

    L’amore che scuote che fa sussultare i cuori e che poi svanisce è il motore del linguaggio poetico de La Nevicata. Un linguaggio che si nutre di questo incessante “sentire” che si rivela strumento conoscitivo della realtà, oltre che suo fondamento ontologico.
    Come a voler riscrivere le cose ed i loro volti, La Nevicata ricorre ai versi per conferire nuova vita alla memoria, che diviene, in questo modo, una porta spalancata sul tempo, capace di riportare a presenza ciò che è stato ma sotto un colore nuovo, purificato dal dolore.

    Possediamo soltanto
    L’eternità di ciò che fu.
    L’eterno
    Sfugge. 

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    L’idromele Parte Prima di: Manuel Paolino

    …Da qualunque parte tu Lettore apra questo libro esso comincerà. L’idromele può essere considerato un diario; un diario liquido sparso fra molteplici sapori in un vortice, creatore di un’osmosi poetica antica costituita da quindici ingredienti, centottanta poesie, quattordici anni… Ovunque appaia il punto d’inizio di questo fluido dolce, caro Lettore, spero possano i suoi sorsi soddisfare tutta la tua sete…

    «(…) E da quassù,/ posso vedere una città/ brulicante di versi,/ accendersi in un liquido – d’idromele –/ dai molteplici sapori».
    (Manuel Paolino, E da quassù, da I Lupi, L’idromele)

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    Per le labbra di Erato di: Paola Marconi

    Nasce dalla convinzione che l’Amore è legge più forte d’ogni altra. L’Amore che rifiuta i valori eroici in cambio di un nuovo equilibrio, situato nel canto, nella temperanza che favorisce la pace.
    Si dice cantasse l’Amore, la Musa Erato. Ispiratrice della poesia lirica, del canto corale e della poesia anacreontica, il nome della Musa Erato significa ‘amabile’ e deriva da Eros.
    La poesia di questa raccolta aspira a cantare all’animo umano il valore supremo e universale dell’Amore carnale e spirituale.
    «Mai scissi davvero, come forma di salvezza, cercando di mantenere costante nei versi quella musicalità che dovrebbe essere sempre insita nella Poesia».
    Gli echi della cultura ellenica diventano ancora una volta fonte di ispirazione e base poderosa su cui poggiare per continuare a credere e sperare nell’Umanità buona. Quella capace di produrre Bellezza.

    «Quando Amore e Musica si stringono la mano nasce la Poesia».

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    Tutto all’improvviso è immobile di: Stefano Iucci

    “Tutto all’improvviso è immobile” raccoglie in volume quattro anni di produzione poetica di Stefano Iucci. Si tratta di un percorso di poesia familiare che affonda le proprie radici in una tradizione italiana di poesia colloquiale e narrativa, con suggestioni provenienti anche dal Nordamerica, a cominciare da Raymond Carver. Dalla “famiglia” alla “storia” questi versi ambiscono a raccontare la realtà nella sua pienezza di significato a partire dai suoi aspetti più minuti, che non sono mai irrilevanti. Da qui una dimensione di “eticità” che non è moralismo, ma si risolve nell’idea che tutto ciò che abbiamo intorno ha un suo significato. Non si tratta, naturalmente, di un rapporto pacificato con la realtà e le persone che la compongono perché tutto è soggetto a mutamento e può risolversi in ogni momento in abbandono e dolore. La poesia può solo fissare un attimo, un bagliore e cogliere in questa sospensione del fluire un qualche significato che però è destinato a mutare. Solo quando “tutto all’improvviso è immobile”, dunque, la poesia può intervenire per cercare di dare un senso. Ma solo per quell’attimo “improvviso” e destinato subito a rimettersi in moto.