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    24 ore di: Francesca Mazzucato

    C’è così poco amore e così poco desiderio, nelle pieghe del tempo.
    Lui mi ha invaso d’amore.
    C’è così poco amore nei pensieri, nelle frasi di cortesia, negli imbarazzi, anche nei ricordi.
    Poco amore, per lo più inventato. Lui ha travolto ogni diga.
    Fuggire adesso, è l’unica cosa da fare.
    Fugge dalla città di Z. la donna senza nome, fugge a cercare riparo, promette dei per sempre, dei resterò che non mantiene.
    La città di Z. surreale e segreta, infida custode di rincorse e intimità, sa che la donna deve ritornare.
    Che non può fare altrimenti.
    Lo sa e attende.
    A volte crediamo di poter scegliere, pensiamo di farlo, ma preferiamo la condanna, la perdita, le fantasie del piccolo autunno nel quartiere dei diseredati, l’attesa, la tachicardia, la ferita alla salvezza.
    Di questo ritorno, fra la memoria del corpo e le menzogne scritte, si narra in questo romanzo ispirato ad una storia vera.

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    Amori Molesti di: Augusto Benemeglio

    “Amori molesti”, raccolta di saggi-racconti sui grandi amori della storia, da Dante e Beatrice a Chopin e George Sand, da Anita e Garibaldi a Cechov e Olga Knipper, da Zelda e Francis Scott Fitzgerald a Rilke e Marina Cvtaeva, è una sorta di passaggio segreto per entrare in quei luoghi sconosciuti del rapporto intimo e spirituale, in quei recessi dell’anima di solito preclusi agli storici, o agli esegeti. è scritto come una sorta di spartito musicale, un “andante” (il tempo del paradiso) con cui si spalanca una finestra assolutamente nuova e diversa,  una musica suonata con sensibilità e ironia, dove puoi scoprire l’ambiguità che è sempre sottesa nei grandi amori. L’autore, non è nuovo a questo tipo di avventure, (ha pubblicato diversi libri di saggistica, poesia, narrativa e teatro) e lascia il lettore sempre sospeso sul filo di rasoio tra storia e intuizione. Con un linguaggio scorrevole, avvincente, affabulatorio, Augusto Benemeglio lascia filtrare la luce che c’è nell’ombra di ogni personaggio, e lo fa con magistrali tocchi di raffinatezza e sfumature di sentimento.

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    Bar all’angolo e altri racconti di: Luisa Ferrari

    I racconti tracciano un percorso esistenziale con uno sguardo stupito. I protagonisti traghettano, con iniziale fiducia, alla scoperta degli eventi che la possono incrinare, o addirittura rompere inesorabilmente. L’esito può rivelarsi drammatico o inaspettato. Diverse le età: bambine impazienti, uomini spinti dall’ansia di perfezione, ragazzini che si misurano con le piccole invidie e un uomo solitario, che sogna un riscatto. Tutti sono animati da buone intenzioni, ma qualcosa si increspa sulla superficie apparentemente liscia delle circostanze.
    Proprio lo sguardo, inoffensivo e disarmante, o provocatorio e irridente, richiede che le carte vengano scombinate. Come un reticolo a cui è impossibile sfuggire, questa dinamica nasconde la possibilità di perseguire lo scopo che si è a lungo covato, senza volerlo ammettere.

    «Alla fine resta solo il luccicare di un tetto, l’ondeggiare delle fronde di un albero, la pedalata regolare di una donna lungo una strada di campagna».

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    Batticuore Bluff di: Gianpaolo Santoro

    Enea Cucco è il Lupo. La sua vita è un romanzo. Cento storie, cento facce diverse. Gioielliere, antiquario, agronomo, enologo, guantaio, broker, imprenditore, ristoratore, pizzaiolo, attore. Cento stagioni, ma un solo comune denominatore: il gioco. L’azzardo il compagno di una vita. Az-zahr in arabo significa ‘dado’, già perché i primi giochi d’azzardo si facevano utilizzando dei dadi.
    Il Lupo ha giocato a tutto, dadi compresi (seven eleven): non s’è fatto mancare niente. A periodi, secondo la tendenza del momento. Ma tre sono stati i giochi che non ha abbandonato mai, che l’hanno accompagnato per una vita. Il Lotto, da buon napoletano, i Cavalli e il Poker. Questo è un libro sul Poker.

    «È la consapevolezza che fa la differenza anzi può fare miracoli…».

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    Caffè schiumato di: Domenico Garofalo

    Con Caffè Schiumato Domenico Garofalo entra quasi a piedi uniti nella vita di ogni giorno, dove amori, lotte per la supremazia sociale e sogni si appropriano di ciascuno di noi.

    È una poesia gentile e forte allo stesso tempo. Per molti tratti erotica.

    Caffè Schiumato porta lentamente, ma senza sosta, il lettore all’interno di un mondo che non è solo di Garofalo, ma di tutti noi.

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    Capriole finite bene di: Julka Caporetti

    È una raccolta di pensieri poetici scritti in forma prosastica, un connubio tra la concretezza dei gesti quotidiani e il coraggio primordiale che incita alla sopravvivenza.
    Il filo conduttore dell’opera è l’osare: il dare la possibilità a ogni emozione di essere detta, palesata.
    La parola usata come strumento privato della componente vergogna, un libro dove la parola diventa corpo di un’unica morale: fiducia.
    Un libro semplice e complesso come la vita, come una capriola.

    Io, Dio lo chiamo per cognome

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    Caronte di: Giovanna Mulas

    «L’uomo, cercando ispirazione, alzava la testa al cielo e sgranava gli occhi, dava una pulita alle lenti degli occhiali. Quindi, eccolo ancora a rovesciare il suo vomito. Solo passandogli davanti Luigi si accorse che l’occhialuto vomitava nozioni varie di Politica, Filosofia, Psicologia, Astrologia, Dattilografia, Storia dell’Arte e Chimica, di Tuttologia. Gli insetti trasportavano le nozioni in una tana ‒ mezzo miglio avanti la trovarono ‒ e le riunivano, tali e quali l’occhialuto le aveva sputa¬te. E si cibavano di esse, tali e quali l’occhialuto le aveva sputate. Gli insetti più impulsivi le divoravano nell’immediato per parlarne con altri insetti, riportando tale e quale il significato dato dall’occhialuto. Nulla di più e nulla di meno, non un pensiero in più né un pensie¬ro in meno…».

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    Cieli neri di: Sebastiano Luca Tata

    In un mondo in cui i cieli sono perennemente oscurati, due fratelli assistono al sequestro dei loro genitori. A partire da quella terribile notte la loro vita cambia. Chi è il responsabile del sequestro? Perché il sole appare coperto da una coltre di ceneri? Che cosa sono le serre solari?
    Le sequenze narrative si moltiplicano creando una trama di rimandi, di interdipendenze e reciprocità tra figure impresse di solitudine, violenza, malinconia: la zia Mara, vittima e carnefice di un potere rozzo e dilagante; il Sorcio dell’apologo, meschino sfruttatore del lavoro altrui; la gentile Lia, capace di curare la ferita interiore di Sandro; un analista distratto che affonda i suoi strumenti nella psiche di una ragazza in cerca del fratello perduto.
    Nel deserto senza luce di una società distopica appena evocata, si impone la scelta dei singoli, la resistenza capace di forzare l’abisso, la rivoluzione dei singoli come motore di una catena sociale.

    «Ogni scelta è una rivoluzione».

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    Dalla Passione alla rabbia di: Daniele Contucci

    Esiste una morsa che schiaccia chi non vuole stare nel calderone della reticenza. C’è chi ha voluto (e ancora vuole) schiacciarmi, umanamente e professionalmente. Ha avuto piccole vittorie, questo è vero, ma non mi ha sconfitto. E questo vuol dire che, la Libertà, è uno spazio concesso solo a chi è capace di resistere.

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    Decomposizione Prematura di: Federico Bottoni

    «Ci sono cose che sarebbe meglio non vedere e non conoscere: una di quelle sono io. Ho contratto una malattia unica e devastante che non ha ancora
    nome. Io la chiamo: decomposizione prematura».

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    Direzione inversa di: Letizia Dimartino

    Un diario lungo una vita, con oggetti pensieri malattie luoghi persone genitori ricordi Sicilia.
    Un tempo che sembra non finire e che finirà invece nella malinconica constatazione che è un mondo forse già scomparso, fermo nel pensiero, privo del verso ma anche poesia. Ironia e sofferenza, momenti di solitudine e di stupore, raccontati giornalmente, con le stagioni che cambiano e i decenni che si rincorrono.
    Con la nostalgia e pure la crudeltà del presente. Una prosa poetica, perché ho sempre fatto poesia e adesso mi accosto ad un genere diverso, suddividendo per temi e quadri gli affreschi di scrittura.

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    Il Femminino e la sua voce di: Antonella Lucchini

    Poesie del femminino, nell’accezione goethiana di femminilità nella sua essenza (das Ewigweibliche), eterna, sacra e bestiale.
    Una donna che dialoga con la donna dentro sé, che si pone domande, e le pone a un “tu” ossessivamente presente, bersaglio e ascoltatore. Una poetessa irrequieta, complessa, che trascrive ogni rigurgito di inconscio, con una cifra di scrittura, per questo, onirica, quindi simbolica. Le poesie sono sculture, sono tattili e visibili, riportano spesso alle parti del corpo (mani, dita, gambe), perché il corpo è il grande protagonista, nelle poesie erotiche come in quelle intimiste, fino a diventare tomba, nelle poesie dedicate al femminicidio e alla guerra. Tutto è reso con un linguaggio semplice, all’apparenza: la non unidimensionalità della parola scelta, gli accostamenti lessicali e le metafore evocative, ci restituiscono una formazione ermetica, che rende la parola al massimo della sua potenza e del suo significato, sfondandone e rivelandone anche la parte più segreta. La cura quasi maniacale della chiusa di ciascun testo è testamento, lascito, eco, di una voce che scuote e che rimane.

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    La coscienza del male di: Matteo Gentile

    Nella vita ci sono incontri che possono segnare per sempre il tuo destino. Ma esiste davvero il destino, o è soltanto una serie di eventi concatenati decisi dalla tua volontà che si inseriscono nel flusso degli avvenimenti della storia? Claudio è un ingegnere in crisi con la famiglia e il lavoro. Paola è una donna soldato con un passato difficile. I due amici si trovano invischiati, loro malgrado, in eventi che non possono controllare, se non agendo secondo coscienza. Intrighi internazionali e terrorismo fanno da sfondo a storie di amicizia, sofferenza e amore che si intrecciano e si sostengono a vicenda. Un rapimento misterioso, viaggi in una terra sconosciuta, culture differenti a confronto e anime in fuga che cercano una risposta oltre l’orizzonte.

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    La Dea del male di: Maurizio Gregorini

    Prospero è un uomo umiliato, frustrato dalle circostanze della vita; cova una grande rabbia unitamente a un’insana passione per la violenza e le vicende di cronaca nera. Ma dopo l’incontro fortuito con una specie di mentore malavitoso il suo percorso è destinato a cambiare: Prospero trova la forza di eliminare le donna che lo ha rovinato e si vendica di alcuni che lo hanno vessato nel triste scorrere degli anni. Inebriato dal potere della forza si lascia prendere la mano e, giorno dopo giorno si trasforma in crudele assassino. Fino a che incontra l’ambiguo ermafrodito denominato Ariana, autentica dea del male, e se ne innamora.

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    La diga di Kariba di: Leopoldo Carlesimo

    Questi racconti sono ambientati in luoghi remoti. Perlopiù in Africa, ma anche in Sud America o nel Sud-Est Asiatico. Raccontano di europei – italiani, francesi, inglesi – che per ragioni di lavoro entrano in contatto con le popolazioni di quei luoghi, e con la natura di quei luoghi, e hanno con entrambe rapporti di contrasto, ma anche, in qualche misura, di comunanza e di simbiosi, dettati soprattutto da ragioni d’interesse, e in parte da un’attrazione perlopiù irrazionale per il diverso, per ciò che di se stessi il contatto col diverso fa affiorare. Vi sono pure alcuni racconti in cui i protagonisti sono uomini di quei Paesi – africani, asiatici – che entrano in contatto con europei andati laggiù per lavoro o per altri motivi, portandosi dietro il loro modo straniero di lavorare e di vivere, e anch’essi hanno con loro rapporti di contrasto e di comunanza. Gli esiti di questi incontri sono spesso duri, violenti, e talvolta tragici. Ma, anche, rivelatori di qualche verità, dura o violenta che sia, che emerge come un corpo nudo, in tutta la concretezza materica di un oggetto colto dall’esperienza diretta.

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    La nevicata di: Lucrezia Lombardo

    L’amore che scuote che fa sussultare i cuori e che poi svanisce è il motore del linguaggio poetico de La Nevicata. Un linguaggio che si nutre di questo incessante “sentire” che si rivela strumento conoscitivo della realtà, oltre che suo fondamento ontologico.
    Come a voler riscrivere le cose ed i loro volti, La Nevicata ricorre ai versi per conferire nuova vita alla memoria, che diviene, in questo modo, una porta spalancata sul tempo, capace di riportare a presenza ciò che è stato ma sotto un colore nuovo, purificato dal dolore.

    Possediamo soltanto
    L’eternità di ciò che fu.
    L’eterno
    Sfugge. 

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    La percentuale di Montale di: Simone Piazzesi

    Cesare è un trentenne precario, nel lavoro e nei rapporti umani.
    La sua vita scorre lenta in provincia, a Pistoia. Un’improvvisa crisi finanziaria lo costringe a rivolgersi per un prestito al Gambero, vecchio esponente della malavita locale. Grazie ad un ‘asso di cuori’ che riesce a giocarsi, si ritrova fra le mani molti più soldi di quanti ne aveva richiesti e inizia a sistemare le tante falle della sua vita.
    Abbandonato il vecchio lavoro presso un’ambigua imprenditrice russa, trova occupazione in un albergo infimo come portiere di notte. Comincia anche una relazione con una ragazza schietta, scostante ma molto affascinante, capace di slanci dolci e sensuali: Fulvia. Tutto sembra filar liscio, ma il Gambero muore e qualcuno torna a chiedere il conto all’ingenuo Cesare.
    L’erede del Gambero rivuole quei soldi credendo che il ragazzo abbia circuito il vecchio. E i suoi modi sono molto spicci. Cesare dovrà trovare 50.000 euro in pochi giorni o le cose potrebbero precipitare. Tutti verranno coinvolti: Fulvia, il lavoro, gli amici. E la percentuale di Montale, l’intensità delle vicende della vita, salirà pericolosamente verso livelli mai toccati prima.

    «Avevo sempre tenuto la vita al guinzaglio. Mi tormentavano le parole di Montale. Avevo paura di diventare vecchio ed essere costretto a dire di aver vissuto anch’io al cinque per cento».

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    Le Lune di Filomena di: Donatella Previtera

    La ‘cenciosa’, così veniva chiamata Filomena dalla gente di paese. Abitualmente seduta su un masso, all’ora del tramonto, racconta i fatti più salienti e dolorosi del suo passato a Maria.
    Incantata dalla sua stravaganza, Maria annota i ricordi, per ritrovarsi alla fine coinvolta in un segreto famigliare per lei sconvolgente. Elsa, la figlia di Maria, completerà il racconto che pubblicherà insieme a uno dei tanti manoscritti trovati in casa: un diario, che narra le emozioni di una madre che guarda indietro alla sua vita.
    «Storie di donne alla ricerca di sé».

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    Le stanze antiche di: Luigi Lacquaniti

    È possibile narrare una cosa intima e essenziale come la sessualità, senza cadere nella pornografia? È quello che ha tentato di fare l’autore con questi racconti.
    La sessualità è narrata ora in modo esplicito ora sottinteso, ma sempre come parte irrinunciabile dell’esistenza. All’origine una domanda dettata da un ricordo d’infanzia: la passione può avere la meglio sulla morte?
    Questi racconti così diversi, così lontani l’uno dall’altro, nello spazio e nel tempo, narrano che la sessualità è sempre figlia della libertà e della vita. E chi confonde la libertà col possesso, la vita con il culto della morte, è destinato a perdersi.
    «Più faccio l’amore, più ho voglia di fare la rivoluzione», ammonisce ancora il Maggio parigino da uno dei muri della Sorbona. «Più faccio la rivoluzione, più ho voglia di fare l’amore».
    In questo senso dunque la sessualità, vissuta gioiosamen¬te e senza sensi di colpa, nelle piccole rivoluzioni della nostra esistenza, contribuisce certo a dare senso alla vita.

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    L’amore diviso di: Giovanni Di Tommaso

    E’ soprattutto il romanzo di Eloisa, sempre combattuta tra l’amore per Abelardo, tragicamente interrotto, e Dio. In Eloisa v’è rimpianto per l’amore perduto, ma anche rivendicazione delle sue buone ragioni verso Abelardo e verso Dio. Rimprovera Abelardo per averla segregata nel convento per gelosia e Dio, che l’ha spinta in convento facendole assaporare le gioie della Religione, ma illudendola poi con l’attesa dell’amore di Abelardo, che punì con la vergogna dell’evirazione.

    Sulla sua strada incontra Pietro il Venerabile, che le porta in dono il corpo di Abelardo ormai morto, e a lui confessa il suo dramma e le sue rivendicazioni. Con Pietro il Venerabile Eloisa, confessandogli i suoi tormenti, trova la riconciliazione con l’amore anche terreno verso Abelardo e verso Dio.

    La confessione al Venerabile è un corpo a corpo drammatico tra lui ed Eloisa. Recalcitra fino a quando il Venerabile riesce a far pacificare il suo animo, recuperando nel suo amore anche l’aspetto carnale avvolto con Abelardo nell’alone distruttivo della colpa e del peccato.

    Amore totale che resiste nei secoli oltre la vita e la morte.