Il maestro: triste essere diventati impiegati pavidi

 

Sono un maestro in pensione, ma mi sento ancora nel “ruolo”. Per ruolo intendo non essere titolare col posto fisso, ma nel ruolo psicologico che mi sono costruito a poco a poco: una specie di investitura da cavaliere dai tempi antichi. Ruolo come missione, quindi. Nel passato questo spirito missionario magistrale era assai diffuso: spesso le maestre non si sposavano neppure per adempiere al loro compito. A mo’ di suorine.

Un esempio? Proprio in quel 1973 iniziai a Milano e dovevo contemporaneamente sposarmi. Sapete che sono previsti 15 giorni per matrimonio. Non volevo lasciare la classe appena all’inizio e pensai di non chiedere il congedo. Stabilii la data di matrimonio al 3 novembre così avrei potuto usufruire dei quattro giorni di vacanza che allora ancora c’erano, dall’1 al 4. Un cretino. Ma ci credevo. Ne è passato del tempo e la missione si è gradualmente trasformata in impiego. Insegnare? Un lavoro come un altro, anzi meglio perché si ha il posto fisso e nessuno ti può schiodare anche se sei un lavativo.
Il merito è andato a farsi benedire: todos caballeros. I concorsi che garantivano l’immissione in ruolo di gente preparata sono saltati a favore delle graduatorie del precariato. Una marea di precari sindacalmente da buttare dentro.

Prestigio degli insegnanti sceso ai minimi termini anche e soprattutto per l’aspetto impiegatizio che ha prevalso. E la gente lo ha notato. Ora sento dire che in certe zone d’Italia ci sono insegnanti fragili che non vogliono tornare a scuola per paura di Covid, Un po’ come se il capitano della nave volesse scendere per primo anziché per ultimo. Ma se l’insegnante per primo si comporta così come si può pretendere di dare un po’ di entusiasmo a questi nostri ragazzi, ai bambini che dalla prima elementare devono avere la mascherina e stare fermi al loro posto?
Se la nostra povera scuola era già decaduta negli ultimi decenni in quanto a preparazione, questa rischia di essere la mazzata finale.

Ma chi vi costringe a fare gli insegnanti? Se uno non si sente nel “ruolo” può fare due cose: o si sforza di entrarci come feci io a suo tempo o cambia mestiere. Vada a fare il muratore o l’operaio alla catena. O la cassiera al supermercato, dove a pandemia iniziata a marzo e in certi casi fino ad aprile non avevano neppure la mascherina che non si trovava.

 

L’articolo è stato riportato fedelmente dal settimanale «Oggi» del 17 settembre 2020.

AUTORE: Maurizio Boscherini
TITOLO: Incompatibilità
COLLANA: Magnolia
ISBN: 9788833611327
PAGINE: 160 p.
PREZZO: 14,90 €

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